Delta Sleep – Younger Years

Delta Sleep – Younger Years
Sono convinto che sia davvero complicato essere un membro dei Delta Sleep. Fossi uno di loro, dopo aver esordito nel 2013 con quel clamoroso ep che è “Management”, vivrei ogni giorno con l’ansia di dover almeno riuscire a mantenere lo stesso livello qualitativo. Una strada tutta in salita, con addosso gli occhi di tutti.
Voglio pensare che ci abbiano provato a ripetere quel piccolo miracolo, ma che, per quanto interessanti e ben suonati, con i due successivi album (“Twin Galaxies” del 2016 e “Ghost City” del 2018) si siano persi nella tecnica e nella matematica, tralasciando quasi completamente lo spirito diretto ed emotivo che caratterizzava l’esordio. Buoni album, ma mai niente di eclatante.
Adesso, a sei anni di distanza da quell’ottimo momento iniziale, sembra che vogliano tornare sul luogo del delitto, dando alle stampe “Younger Years”, un ep di sei brani che pare proprio voler rimandare a quel disco.
Tagliando immediatamente la testa al toro, vi dirò subito che neanche questa volta si arriva a quel tipo di livello. I sei brani proposti, infatti, seppur piacevoli e, a brevi tratti, coinvolgenti, non hanno nulla dell’immediato, richiedendo svariati ascolti prima di essere compresi, metabolizzati ed apprezzati. Come nei due album precedenti, infatti, l’anima math rock prevale, mettendo in secondo piano i sentimenti e il coinvolgimento emotivo. Il trittico iniziale (In The Air, Sofa Boy e Martin Martini (Interlude)), prende forma pian piano, dando vita, dopo molto tempo, a un insieme compatto e dall’animo sognante (nonché vagamente malinconico). La successiva Constant Dreamer, invece, gioca con ritmi più vivaci ed energici, mentre Three Ghosts passa inosservata e la conclusiva The Youngers Years delude abbastanza con il suo cantato cantilenato e mai veramente a fuoco.
Probabilmente la verità dei fatti è che i Delta Sleep non si sono mai fatti grandi pensieri su quello che era il loro esordio e su quelli che sono stati i dischi successivi. Semplicemente sono andati avanti, cercando di seguire la strada che più ritenevano adatta a loro. Come ascoltatore, però, non posso negare che la direzione intrapresa dal quartetto li abbia portati, ogni volta, sempre più in basso di un gradino. “Younger Years”, l’ultima tappa di questa sequenza, appare come un disco mediocre, poco ispirato, che a tratti raggiunge la sufficienza, ma che molto spesso si ferma leggermente prima.
(05/10/2019)

Voto: 5,5